Sono tornata a casa dal lavoro con ore d’anticipo, ancora avvolta nel cappotto e con la mente ingombra di scadenze. Appena ho oltrepassato la porta, mio marito mi è comparso davanti con un sorriso esagerato, di quelli “da effetto sorpresa”, e con un entusiasmo che non era affatto il suo. «Tesoro, siediti. Ti faccio io un bel massaggio ai piedi.» E lì mi si è accesa una lampadina: proprio lui, che di solito al massimo mi chiedeva com’era andata senza staccare gli occhi dal telefono, adesso voleva trasformarsi nel mio personalissimo spa. Per un attimo ho pensato: che gesto tenero. Subito dopo, però, mi ha punto quella sensazione sottile allo stomaco, la vocina che non grida mai… ma non sbaglia: qualcosa non quadra.

Sono rientrata dal lavoro con un anticipo insolito, esausta, con addosso ancora la stanchezza dell’ufficio e quell’odore di neon e carta che ti resta addosso anche quando vorresti solo sparire sotto la doccia. Appena ho girato la chiave nella serratura, però, ho sentito subito che qualcosa era fuori posto. Grisha era già lì, sulla soglia, … Read more

Nel 1979 un uomo scelse di accogliere nove bambine nere che nessuno voleva. Oggi, a quarantasei anni di distanza, la loro storia straordinaria continua a togliere il fiato.

Nel 1979, la vita di Richard Miller sembrava essersi spenta come una candela lasciata senza aria. Aveva trentaquattro anni ed era già un uomo “finito” agli occhi degli altri: due anni prima aveva perso Anne, sua moglie, consumata da una malattia lunga e spietata. La casa che avevano comprato con l’idea di riempirla di passi, … Read more

Per anni sono stata la domestica di casa… gratis. Poi, nel compleanno più importante della mia vita, ho fatto la valigia e sono partita a lavorare all’estero.

Elena Vladimirovna stava al fornello, con il cucchiaio che girava lento nella zuppa, quando Sergej entrò in cucina e lasciò cadere una cartolina sul tavolo, come si butta via qualcosa di poco conto. «Invito alla rimpatriata», sbuffò, senza alzare lo sguardo dal telefono. «Sabato. Trenta anni dal diploma.» Elena si asciugò le mani sul grembiule … Read more

Mentre mia sorella era via per lavoro, ho tenuto con me sua figlia, la mia nipotina di cinque anni. A cena le ho servito uno spezzatino di manzo, ma lei è rimasta immobile davanti al piatto, senza toccarlo. Dopo un po’, con tutta la delicatezza possibile, le ho chiesto perché non volesse mangiare. Lei ha abbassato gli occhi e, con un filo di voce, mi ha sussurrato: «Oggi… posso mangiare?».

Mi chiamo Rachel Miller e, per molto tempo, ho trovato una pace discreta nella vita che mi ero costruita da sola. Un bilocale al piano terra nella cintura residenziale di Chicago, pareti piene di stampe e illustrazioni, piante che invadevano ogni angolo come se volessero respirare per me, e la routine morbida del mio lavoro … Read more