Il giorno del matrimonio di mio figlio ho capito che trent’anni potevano svanire in un attimo, come zucchero che si dissolve nel tè. Sono bastate le sue parole, seguite dalle risate degli invitati, per spegnere qualcosa dentro di me per sempre. Eppure non mi è tremata la mano: mi sono alzata senza dire niente e ho lasciato il ristorante. A tremare, è stata la sua il mattino dopo, quando ha letto la mia lettera: non un testamento… ma una scelta molto più definitiva.
È iniziato tutto da un invito. Una di quelle cartoline rigide e lucide, pesanti tra le dita, con le lettere in rilievo e un filo dorato lungo il bordo. La trovai una sera di metà aprile, infilata nella cassetta della posta come se fosse una cosa normale. E invece normale non lo era affatto. Quell’anno … Read more