La pioggia cadeva fitta contro i vetri, producendo un ticchettio continuo e nervoso. All’interno della grande sala da pranzo di Zinaida Arkadyevna, invece, l’aria era calda, quasi opprimente. Si mescolavano il profumo delle pietanze preparate per la cena, quello dolce delle mele e l’aroma penetrante del costoso profumo della padrona di casa.
Sonya sedeva rigida sulla punta di una vecchia sedia intagliata. Teneva i piedi ben nascosti sotto il tavolo, sperando che nessuno facesse caso ai suoi stivaletti ormai scoloriti e consumati.
«Quindi fai l’artista?» domandò Zinaida Arkadyevna, portando con calma una tazza di porcellana alle labbra.
La osservò al di sopra degli occhiali dalla sottile montatura dorata.
«E con questi… disegni riesci davvero a guadagnare qualcosa?»
Sonya sentì salire il calore fino alle guance.
«Lavoro come illustratrice. Al momento accetto soprattutto commissioni di piccole dimensioni, ma sto costruendo il mio portfolio e vorrei crescere professionalmente.»
«Crescere professionalmente…»
Zinaida Arkadyevna lasciò sfuggire una breve risata sarcastica.
«Denisochka, hai sentito? La nostra artista ha grandi progetti. Immagino che intenda realizzarli mentre tu paghi le bollette.»
Denis, seduto dall’altro lato del tavolo, tirò appena il colletto della sua camicia firmata.
«Mamma, per favore. Avevamo concordato che sarebbe stata soltanto una cena. Sonya lavora molto. È una persona seria.»
«Lavora molto?»
La voce di Zinaida cambiò all’istante.
La donna indicò la giacca di Sonya, precisamente un punto sulla manica dove un filo si era leggermente allentato.
«Una famiglia non vive di buone intenzioni, cara. È un’unione tra due persone che devono essere allo stesso livello. Mio figlio sta terminando gli studi in un’università prestigiosa. Lo aspetta una carriera importante. E tu cosa porti in questa relazione?»
Abbassò lo sguardo verso il pavimento.
«Quelle scarpe?»
Sonya strinse le labbra.
Si voltò verso Denis.
Aspettava soltanto una frase.
Qualcosa come: “Basta, mamma. Io amo Sonya e questa discussione finisce qui.”
Denis, invece, rimase in silenzio.
Con la forchetta continuò a spostare distrattamente sul piatto una briciola del dessert.
Sonya inspirò profondamente.
«Davvero decide il valore di una persona guardando come è vestita?»
La sua voce tremò appena, ma non distolse lo sguardo.
Zinaida Arkadyevna appoggiò bruscamente la tazza.
«Io valuto la posizione sociale.»
Gettò il tovagliolo sul tavolo e si sporse in avanti.
«Cerchiamo almeno di essere sinceri. Non hai conoscenze utili. Non vieni da una famiglia che possa aprirti delle porte. Vivi nell’appartamento di tuo fratello e di sua moglie, che ti mantengono praticamente per pietà.»
«Non mi mantengono.»
«Non cambia nulla.»
Zinaida la interruppe con un gesto della mano.
«Sei una ragazza senza stabilità, senza soldi e senza prospettive concrete. E pensi veramente che io permetta a Denis di compromettere il proprio futuro per te?»
Sonya sentì qualcosa stringerle il petto.
«Trova un uomo che appartenga al tuo ambiente», concluse la donna. «Qui non sei più la benvenuta.»
Nella stanza calò un silenzio pesante.
Dal corridoio arrivava soltanto il battito regolare dell’antico orologio a pendolo.
Sonya rimase seduta ancora qualche secondo, poi si alzò.
«Grazie della cena.»
Il tono era calmo.
«Arrivederci.»
Attraversò il corridoio, prese la sua semplice giacca dall’attaccapanni e infilò le braccia nelle maniche.
Aveva già posato una mano sulla maniglia della porta quando Denis la raggiunse.
«Sonya, aspetta.»
Lei si fermò senza voltarsi.
«Non prenderla così. Sai come è fatta mia madre.»
Sonya finalmente lo guardò.
«E tu come sei fatto, Denis?»
Lui esitò.
«Le serve soltanto un po’ di tempo. Non possiamo metterci contro di lei adesso. Possiamo continuare a vederci senza dirle niente. Più avanti si calmerà.»
Sonya lo fissò in silenzio.
Denis abbassò la voce.
«Tra pochi mesi mi laureo. Mamma mi ha promesso una macchina. Se litigo con lei proprio ora… sarebbe stupido.»
In quel momento Sonya capì.
Non provò nemmeno rabbia.
Semplicemente vide davanti a sé l’uomo che fino a poche ore prima immaginava al proprio fianco per tutta la vita.
Non era forte.
Non era indipendente.
E, soprattutto, non era disposto a perdere nemmeno una comodità per lei.
«Torna dentro.»
«Sonya…»
«Vai da tua madre, Denis. Non vorrei mai essere la causa per cui perdi la macchina.»
Aprì la porta.
L’aria fredda le investì il viso.
La pioggia non aveva smesso.
Sonya scese i gradini e cominciò a camminare lungo il marciapiede, affondando gli stivaletti nelle pozzanghere.
Dopo pochi minuti non riuscì più a distinguere l’acqua della pioggia dalle lacrime.
Le frasi di Zinaida continuavano a risuonarle nella testa.
Senza soldi.
Nessuna posizione.
Vivi per carità.
Cercati qualcuno del tuo livello.
Avrebbe potuto raccontare tutto.
Avrebbe potuto tornare indietro e spiegare chi fosse veramente.
Avrebbe potuto pronunciare il proprio cognome completo e osservare l’espressione di Zinaida cambiare nel giro di pochi secondi.
Ma perché?
Per ottenere improvvisamente il suo rispetto?
E Denis?
Avrebbe voluto essere amata da lui soltanto perché sua madre possedeva più denaro di quanto quella famiglia potesse immaginare?
No.
Tre anni prima Sonya aveva scelto volontariamente di lasciare tutto.
Sua madre, Roza Mikhailovna Soboleva, dirigeva uno dei gruppi immobiliari e di costruzioni più influenti della regione.
Era una donna intelligente, severa e abituata a ottenere ciò che voleva.
Quando Sonya aveva deciso di diventare illustratrice, la loro relazione era esplosa.
Roza pretendeva che la figlia frequentasse economia, entrasse nell’azienda di famiglia e un giorno ne assumesse la direzione.
Sonya aveva rifiutato.
«Non voglio trascorrere la vita a fare qualcosa soltanto perché tu hai deciso che è giusto per me.»
Dopo l’ennesima discussione aveva lasciato la casa di famiglia.
Aveva rinunciato alle carte di credito, all’autista, agli appartamenti e persino al denaro che la madre continuava a offrirle.
Voleva farcela da sola.
Per tre anni aveva resistito.
Quella sera, però, qualcosa dentro di lei cedette.
Un’ora più tardi Sonya sedeva sul pavimento della piccola camera che occupava nell’appartamento di suo fratello Maxim.
La stanza era fredda e scarsamente illuminata.
Maxim trascorreva gran parte del tempo fuori città per lavoro, mentre sua moglie non faceva alcuno sforzo per nascondere quanto trovasse fastidiosa la presenza della cognata.
Sonya guardò i propri stivali bagnati.
Una piccola crepa si era aperta vicino alla suola.
Le venne quasi da ridere.
Forse Zinaida aveva ragione almeno su una cosa.
Quegli stivali erano davvero da buttare.
Prese il telefono.
Rimase diversi minuti con il dito sopra il nome memorizzato in rubrica.
Poi premette.
Il telefono squillò una volta.
Due.
Tre.
«Pronto?»
La voce di Roza Mikhailovna era ferma, professionale.
Probabilmente stava ancora lavorando.
Sonya cercò di parlare, ma non riuscì a pronunciare subito nessuna parola.
«Mamma…»
Dall’altra parte della linea ci fu silenzio.
«Sonya?»
Il tono cambiò completamente.
«Tesoro, che succede?»
A quelle parole Sonya crollò.
«Mamma…»
Le lacrime ricominciarono a scenderle sul viso.
Roza non disse nulla per qualche secondo.
Poi la sua voce diventò molto più bassa.
«Dimmi chi ti ha fatto piangere.»
E Sonya raccontò ogni cosa.
Non soltanto quello che era successo quella sera.
Raccontò degli ultimi mesi.
Dei lavori accettati per cifre ridicole pur di pagare le spese.
Delle sere trascorse mangiando soltanto pasta o pane.
Degli stivaletti che non poteva ancora sostituire.
Della tensione nell’appartamento del fratello.
E infine parlò di Denis.
Del suo silenzio.
Della macchina promessa dalla madre.
Delle parole pronunciate da Zinaida Arkadyevna.
Quando terminò, dall’altra parte non arrivò subito alcuna risposta.
Poi Roza disse:
«Prepara le valigie.»
Sonya si asciugò gli occhi.
«Cosa?»
«Domani mattina verrà un’auto a prenderti.»
«Mamma, non voglio…»
«Per tre anni hai dimostrato di saper vivere senza il mio aiuto.»
La voce di Roza diventò improvvisamente dura.
Era quel tono che i dirigenti della sua azienda conoscevano fin troppo bene.
«Non devi dimostrare più niente a nessuno.»
Sonya rimase in silenzio.
«Sei mia figlia», continuò Roza. «Puoi diventare artista, economista, cuoca o qualsiasi altra cosa tu voglia. Abbiamo perso abbastanza tempo a litigare.»
La voce le tremò appena.
«Ma una cosa non permetterò mai più: che qualcuno ti umili pensando di essere superiore a te.»
«Mamma…»
«Torna a casa.»
Questa volta Sonya non disse di no.
—
Passò un mese.
Denis stava davanti allo specchio e controllava per la terza volta il nodo del papillon.
Per lui la vita sembrava essersi già rimessa sui binari giusti.
Dopo la rottura con Sonya, sua madre aveva organizzato rapidamente nuovi incontri.
Uno in particolare le interessava molto.
Karolina Lobanova.
Figlia unica di Viktor Lobanov, proprietario di un’importante impresa edile locale.
Karolina era capricciosa, superficiale e abituata a essere assecondata, ma a Zinaida Arkadyevna questo non importava.
Aveva una famiglia influente.
Quello bastava.
Quella sera nella villa dei Lobanov si sarebbe svolto un ricevimento particolarmente importante.
L’azienda di Viktor Lobanov aveva appena concluso un accordo con un grande gruppo d’investimento della capitale.
Tra gli invitati circolava una voce: il principale investitore sarebbe arrivato personalmente.
Zinaida entrò nella stanza di Denis indossando un lungo abito scuro e una quantità impressionante di gioielli.
«Ricordati di stare vicino a Karolina tutta la sera.»
Denis sospirò.
«Lo so, mamma.»
«Non basta stare lì come una statua. Parla con suo padre. Fatti notare.»
Si avvicinò e gli sistemò il papillon.
«Se Viktor mette una buona parola sul tuo conto con i nuovi investitori, potresti entrare direttamente nell’azienda con un incarico serio. Altro che cominciare dal basso.»
Denis sorrise.
Era esattamente ciò che desiderava.
Una buona posizione.
Una bella macchina.
Relazioni utili.
Accesso a un ambiente importante.
Per qualche secondo pensò a Sonya.
Al modo in cui rideva quando disegnava.
Alle passeggiate senza meta che facevano insieme.
Scacciò immediatamente quel ricordo.
I sentimenti erano complicati.
La vita reale richiedeva pragmatismo.
—
La villa dei Lobanov sembrava illuminata come un palazzo.
Auto costose arrivavano una dopo l’altra davanti all’ingresso.
All’interno, enormi lampadari di cristallo riflettevano la luce sulle pareti di marmo.
I camerieri attraversavano le sale con vassoi pieni di calici.
Zinaida Arkadyevna sembrava essere nel proprio elemento.
Salutava con entusiasmo ogni persona importante che riconosceva e ignorava accuratamente chiunque ritenesse irrilevante.
Denis trascorreva la serata accanto a Karolina, tenendole una mano sulla vita e sorridendo alle persone che lei gli presentava.
Stava andando tutto secondo i piani.
Poi la musica si interruppe.
Viktor Lobanov salì sul piccolo palco allestito all’estremità della sala.
Prese il microfono.
«Signore e signori, vi ringrazio di essere qui questa sera.»
Le conversazioni diminuirono.
«Per la nostra società questo è un momento estremamente importante. Il recente accordo cambia completamente il nostro futuro.»
Zinaida si avvicinò immediatamente al figlio.
«Attento», sussurrò. «Adesso presenta l’investitore.»
Lobanov sorrise.
«Ho quindi l’onore di presentarvi la persona grazie alla quale questa nuova fase è diventata possibile. Il nostro principale investitore e, da pochi giorni, azionista di maggioranza della società.»
Fece una pausa.
«Roza Mikhailovna Soboleva.»
La sala esplose in un lungo applauso.
Una donna elegante entrò da una porta laterale.
Indossava un abito scuro dal taglio essenziale, privo di qualsiasi ostentazione.
Non aveva bisogno di dimostrare il proprio status attraverso i vestiti.
Bastava il modo in cui decine di persone si spostarono quasi istintivamente per lasciarle spazio.
Zinaida cominciò ad applaudire con una tale energia che per poco non fece cadere il proprio bicchiere.
«Quella è Soboleva», bisbigliò eccitata. «Denis, capisci chi è?»
Lui annuì.
Conosceva bene quel cognome.
Chiunque lavorasse nel settore edilizio lo conosceva.
Roza raggiunse il palco e accettò il microfono.
«Grazie dell’accoglienza.»
La sua voce era tranquilla, ma tutta la sala rimase immediatamente in silenzio.
«Prima di parlare di lavoro, però, vorrei presentarvi una persona.»
Denis guardò distrattamente verso il palco.
«Negli ultimi anni ha scelto una strada diversa da quella che avevo immaginato per lei», continuò Roza. «E devo ammettere pubblicamente che probabilmente aveva ragione lei.»
Qualcuno sorrise.
Roza proseguì:
«Da questo mese entrerà comunque nel nostro gruppo occupandosi della direzione creativa e dello sviluppo di alcuni nuovi progetti. Ma, soprattutto, è mia figlia.»
Poi guardò verso l’ingresso.
«Sofia, vieni.»
Le porte della sala si aprirono.
Una giovane donna entrò lentamente.
Indossava un elegante abito color smeraldo, realizzato su misura.
I capelli erano raccolti in modo semplice e raffinato.
Al collo portava un gioiello discreto ma chiaramente prezioso.
Denis impallidì.
La mano gli scivolò dalla vita di Karolina.
Non poteva essere.
E invece lo era.
Sonya.
La ragazza che un mese prima sua madre aveva deriso per gli stivaletti consumati.
La ragazza che lui aveva lasciato andare perché non voleva rinunciare a una macchina.
Zinaida Arkadyevna smise di applaudire.
Il suo viso perse ogni colore.
«Denis…»
Gli afferrò il braccio.
«Dimmi che non è lei.»
Denis non rispose.
Sofia raggiunse sua madre sul palco.
Per qualche istante osservò la sala.
Poi i suoi occhi incontrarono quelli di Denis.
Nessuna sorpresa.
Nessuna rabbia.
Soltanto un leggero sorriso distante.
Roza riprese a parlare.
«Prima di brindare, devo affrontare una questione professionale.»
Viktor Lobanov la guardò con attenzione.
«Ho terminato questa mattina la revisione dei principali contratti della società.»
Zinaida non capiva ancora cosa stesse accadendo.
Roza continuò:
«Tra i nostri fornitori compare una società di logistica controllata dalla famiglia Arkadyev.»
Il sorriso di Zinaida scomparve del tutto.
Era l’impresa di suo marito.
Un contratto importante.
Forse il più importante che avessero.
Roza voltò lentamente lo sguardo verso di lei.
«Desidero che quel contratto venga sottoposto a revisione immediata e che ogni rapporto commerciale venga sospeso secondo quanto previsto dalle clausole contrattuali e dalla normativa applicabile.»
Lobanov sembrò sorpreso.
«Roza Mikhailovna, lavoriamo con loro da diversi anni.»
«Lo so.»
«Posso chiedere se ci sono problemi nelle prestazioni?»
Roza rimase calma.
«Prima di assumere una decisione definitiva, i nostri legali verificheranno ogni aspetto. Tuttavia considero essenziale anche l’affidabilità delle persone con cui facciamo affari.»
Lo sguardo cadde nuovamente su Zinaida.
«Chi misura la dignità degli altri attraverso il prezzo delle loro scarpe non è esattamente il tipo di partner con cui desidero costruire rapporti di lungo periodo.»
Nella sala si fece un silenzio quasi irreale.
Diversi ospiti guardarono immediatamente Zinaida.
Lei diventò prima pallida, poi rossa.
Viktor Lobanov comprese che dietro quelle parole c’era evidentemente qualcosa che non conosceva.
«Naturalmente verificheremo tutto», disse con tono formale.
Zinaida fece un passo avanti.
«Roza Mikhailovna… credo ci sia stato un enorme malinteso.»
Roza non rispose.
Zinaida guardò Sonya.
Per la prima volta quella sera il suo volto perse completamente ogni traccia di superiorità.
«Sonechka…»
Sonya sollevò appena un sopracciglio.
Un mese prima non era “Sonechka”.
Era una ragazza senza soldi.
Un peso.
Qualcuno che non apparteneva al loro livello.
«Io non sapevo chi fossi», balbettò Zinaida.
Sonya la fissò.
«È proprio questo il problema.»
Zinaida rimase immobile.
Sonya continuò con estrema calma:
«Se avesse saputo chi era mia madre, mi avrebbe trattata diversamente.»
«Naturalmente! Cioè… no, io volevo dire…»
«Ha già detto abbastanza quella sera.»
Denis improvvisamente lasciò Karolina e si avvicinò al palco.
«Sonya.»
Lei lo guardò.
«Posso parlarti? Solo cinque minuti.»
«Non credo sia necessario.»
«Ti prego.»
Denis abbassò la voce, ignorando completamente gli sguardi degli ospiti.
«Ho fatto un errore.»
Sonya non disse nulla.
«Ero sotto pressione. Mia madre…»
«Tua madre cosa?»
Denis esitò.
«Sai com’è.»
Sonya quasi sorrise.
Era esattamente la stessa frase pronunciata un mese prima.
«Io ti amavo», continuò lui rapidamente. «Ti amo ancora. Ho pensato a te ogni giorno.»
Dietro di lui Karolina incrociò le braccia.
«Davvero commovente», commentò con evidente sarcasmo.
Denis non si voltò.
«Sonya, possiamo ricominciare. Io non sapevo…»
Si interruppe.
Troppo tardi.
Sonya aveva già capito.
«Non sapevi cosa, Denis?»
Lui impallidì.
«Non sapevi che avevo soldi?»
«Non intendevo questo.»
«Allora cosa non sapevi?»
Denis aprì la bocca, ma non trovò alcuna risposta convincente.
Sonya scese lentamente un gradino dal palco.
Adesso erano quasi alla stessa altezza.
«Quando pensavi che fossi una ragazza senza denaro, hai scelto la macchina che tua madre ti aveva promesso.»
Denis abbassò gli occhi.
«Ora scopri che sono la figlia di Roza Soboleva e improvvisamente ti ricordi di amarmi.»
«Non è così.»
«È esattamente così.»
Non c’era aggressività nella sua voce.
Ed era proprio quella calma a rendere tutto ancora più definitivo.
«Quella sera aspettavo che dicessi una sola frase. Non mi serviva che litigassi con tua madre. Non volevo che rinunciassi alla tua famiglia.»
Fece una pausa.
«Volevo soltanto che dicessi che nessuno aveva il diritto di parlarmi in quel modo.»
Denis la guardò.
«Ma sei rimasto seduto.»
Lui non trovò nulla da replicare.
«Poi mi hai seguito fino alla porta soltanto per spiegarmi che non potevi difendermi perché rischiavi di perdere una macchina.»
Alcuni ospiti distolsero lo sguardo, imbarazzati per lui.
Sonya concluse:
«Non sei innamorato di me, Denis. Sei innamorato della vita che pensi io possa offrirti.»
«Sonya, ti prego…»
«No.»
Una parola sola.
Netta.
Definitiva.
Zinaida intervenne in fretta.
«Denisochka era confuso! È giovane. Tutti fanno degli errori. E poi noi possiamo sistemare tutto. Potremmo organizzare una cena, parlare con calma. Dopotutto eravate quasi una famiglia.»
Sonya la guardò con incredulità.
«Un mese fa mi ha detto che la sua casa mi era proibita.»
Zinaida abbassò lo sguardo.
«E adesso vuole essere invitata nella mia?»
Nessuno parlò.
Roza osservava la figlia senza intervenire.
Quella era una questione che Sonya doveva chiudere da sola.
Denis fece ancora un passo.
«Dammi almeno una possibilità.»
Sonya scosse lentamente la testa.
«La possibilità l’hai avuta quando pensavi che non possedessi niente.»
Gli occhi di Denis si riempirono di disperazione.
«E l’hai buttata via.»
Karolina, che fino a quel momento era rimasta poco distante, prese la propria borsa.
«Per quanto mi riguarda, direi che la serata è finita anche tra noi.»
Denis si voltò.
«Karolina, aspetta.»
Lei rise senza alcuna allegria.
«Prima volevi Sonya finché era povera, ma non abbastanza da contraddire tua madre. Poi hai accettato di uscire con me perché mio padre è ricco. Ora Sonya risulta ancora più ricca e corri di nuovo da lei.»
Lo guardò con aperto disgusto.
«Sei incredibilmente prevedibile.»
Karolina si allontanò.
Denis rimase fermo nel centro della sala.
In un’unica sera aveva perso tutto ciò che aveva cercato di ottenere con tanta attenzione.
Sonya tornò accanto alla madre.
Zinaida, invece, cercò ancora una volta di avvicinarsi.
«Sofia, ti prego. Almeno fammi spiegare.»
Sonya la osservò per qualche secondo.
Poi rispose:
«Non c’è niente da spiegare.»
Indicò discretamente l’ingresso a uno degli addetti alla sicurezza.
«Per favore, accompagnate la signora e suo figlio all’uscita.»
Due uomini si avvicinarono.
Denis non oppose resistenza.
Zinaida, invece, continuò a parlare mentre veniva accompagnata verso la porta.
«Sonechka, possiamo risolvere tutto! Parlerò con tua madre! Denis ti ama! È stato soltanto un equivoco!»
Sonya non si voltò.
Le grandi porte della villa si richiusero.
Fuori pioveva.
Non forte come quella sera di un mese prima, ma abbastanza da rendere il vialetto lucido sotto le luci.
Zinaida e Denis rimasero qualche istante sotto la tettoia dell’ingresso.
Nessuno dei due parlò.
Dentro, invece, gli ospiti ripresero lentamente a conversare.
Roza raggiunse la figlia.
«Tutto bene?»
Sonya annuì.
«Sì.»
La madre la studiò per qualche secondo.
«Sei sicura?»
Sonya guardò verso le porte chiuse.
Un mese prima avrebbe dato qualsiasi cosa perché Denis la seguisse sotto la pioggia e la scegliesse.
Ora non provava quasi più nulla.
«Sì. Adesso sì.»
Roza le sfiorò il braccio.
«Sono orgogliosa di te.»
Sonya sorrise.
«Anche se continuo a voler fare l’illustratrice?»
Roza sospirò teatralmente.
«Non esageriamo con le riconciliazioni.»
Sonya scoppiò a ridere.
Era la prima volta dopo settimane.
La madre sorrise a sua volta.
Poi Sonya prese un calice dal vassoio di un cameriere e si voltò verso gli ospiti.
«Signore e signori», disse con voce tranquilla, «direi che possiamo finalmente tornare al motivo per cui siamo qui.»
Sollevò leggermente il bicchiere.
«Abbiamo nuovi progetti da discutere e una lunga serata davanti a noi.»
Le conversazioni ripresero.
La musica tornò a suonare.
Sonya osservò per un istante il proprio riflesso in una delle grandi finestre.
Non vide l’abito costoso.
Non vide i gioielli.
E non vide nemmeno la figlia di Roza Mikhailovna Soboleva.
Vide semplicemente se stessa.
La ragazza che aveva passato tre anni cercando di dimostrare al mondo di poter vivere senza il cognome della propria famiglia.
Solo adesso aveva capito che non aveva mai avuto bisogno di dimostrare niente.
Né a sua madre.
Né a Denis.
Né a Zinaida Arkadyevna.
E soprattutto non aveva bisogno di trasformarsi in qualcun altro per meritare rispetto.
Quello non dipendeva dal prezzo delle scarpe.
E non avrebbe mai dovuto dipenderne.