Gli abitanti del paese erano ormai pronti ad abbattere la vecchia casa della nonna. Le assi marce scricchiolavano a ogni colpo di vento, il tetto cedeva a chiazze e tutti ripetevano la stessa frase: “È pericolosa, va tirata giù prima che succeda una tragedia”. Avevano già portato gli attrezzi, tracciato un segno sul cancello arrugginito, deciso perfino il giorno.
La mattina a Zavrazh’e aveva un sapore netto: aria fredda che pungeva le narici, odore di terra indurita dal gelo e quella striscia di fumo sottile che saliva dai comignoli come un respiro trattenuto. Sulla via principale ronzava un vecchio “Ural” verde, un trattore con la gru che trascinava sacchi di sabbia: stavano preparando il … Read more